Ghemon
ciro
[Testo di "ciro"]

[Parlato]
Prima ho detto 40 anni 40 prima, però in realtà io fra un pochino ne faccio 43. Ora, la domanda è una: li dimostro? No. Volete sapere il mio segreto? La droga. No, credo che il mio segreto sia che faccio sport tutti i giorni: due volte a settimana vado in palestra e ormai cinque volte a settimana vado a correre. La corsa è una cosa che è intervenuta nella mia vita recentemente, negli ultimi anni, e ho sempre fatto sport da quando ero ragazzino, mi sono cimentato anche lì in tutto: a calcio, pallacanestro, ho giocato a tennis, ho giocato a pallavolo. In tutti quanti gli sport, devo essere sincero con voi, non ero né particolarmente forte e neanche troppo scarso, diciamo "rose viola", metà (?). Ma in questi non c'è mai stata la corsa, era una cosa che da ragazzino odiavo, detestavo e anche crescendo, cioè se c’era una palla ok, ma altrimenti no. Vengo però fregato da un amico quando mi trasferisco qua a Milano, ormai tredici quasi quattordici anni fa. Ero appena arrivato in città e mi-, un giorno mi chiama e mi dice: "Senti, ma perché stasera non andiamo a Parco Sempione che organizzano queste belle corsone di gruppo? Devi vede', c'è un sacco di gente, si fa conoscenza, si fa un po’ di attività sportiva", io dico: "Guarda, hai già detto due cose che mi stanno sul cazzo: la gente e la corsa. Non se ne parla proprio", "Ma dai, sei il solito misantropo, ma no". E vabbè mi lascio convincere. Mi butto le prime cose che c'avevo a casa addosso e arrivo a Parco Sempione, debutto in società: prima figura di merda. Errore: non ti buttare le prime cose addosso quando esci a Milano perché arrivo là, vedo questo gruppo di gente tutta quanta vestita Nike, Adidas, Prada, Gucci e io ero vestito Penny Market, Lidl, diciamo sacco giallo della caritas e dico: "Vabbè, come inizio non c'è male Gianluca, dai". Però mi guardavo attorno e vedevo che insomma erano tutti quanti non questi adoni, perciò nel momento in cui iniziamo a correre, cazzo, dico: "Adesso mi faccio valere anche se non c'ho tanto fiato". E quindi super convinto stavo là che correvo come se fossi un vero maratoneta e iniziamo a fare quello per cui ero andato: farmi una chiacchiera con qualcuno, conoscere col- la gente che c'avevo di fianco. Quindi c'era questo di fianco a me, gli dico: "Ciao piacere, io sono Gianluca, in realtà non sono di Milano ma a Milano ho capito che nessuno è di Milano, sono appena arrivato qua", e questo di fronte a me dopo 500 metri stava già così: "Ah, piacere, io mi chiamo Ciro e come avrai capito dal mio nome pure io sono di Bolzano centro, ah". E, stando di fianco a Ciro, la cosa mi rincuorava un po' e vedevo che lui era in difficoltà quindi io gli davo a parla', a parla’, a parla’ senza rendermi conto che correre e parlare non vanno particolarmente d'accordo perché sprechi un sacco di fiato, quindi tu hai una conversazione normale solamente i primi cinque dieci minuti, ma dopodiché è uno strazio, cioè tra una domanda e una risposta iniziano delle latenze di trenta, quaranta, anche cinquanta minuti perché è uno schifo e poi con questo non ti conosce quindi a un certo punto non sai più che cazzo gli devi dire, quindi gli fai robe tipo: "Ciro, ma levami una curiosità, scusami. Ma tu che fai a Capodanno?", e Ciro sta sempre peggio: "Ah, ah, ah, ah, a Capodanno, ah, ah, ma che cazz... Ah, ah, a Capodanno, a Capodanno vado, ah, ah, oh, Madonna, oh, Madonna, oh, Madonna, ah, di Campiglio, ah". A un certo punto francamente mi sono un po’ rotto le palle, cioè la corsa non è che mi dispiacesse, però neanche mi eccitava particolarmente, diciamo, l'effetto che mi fa la trap. E quindi, e quindi ho smesso di andarci